Sto scrivendo mentre rientro da una settimana in Francia.

Entro nelle aziende, incontro imprenditori, partecipo a eventi, ascolto persone. Questo mi permette di fare una cosa preziosa: osservare. Realtà diverse, Paesi diversi, modi diversi di affrontare gli stessi problemi.

Vedo differenze nette. E vedo anche difficoltà molto simili alle nostre.

La Francia ha avuto il coraggio di decidere

Durante il viaggio di ritorno ho ripensato a tutto quello che ho visto in questi giorni e mi sono resa conto di una cosa.

La Francia, negli ultimi anni, ha preso decisioni concrete. Decisioni che riguardano l'ambiente, la consapevolezza dei consumi e il rapporto tra industria e territorio.

Nel tessile, per esempio:

Non tutto è perfetto, ma c'è una direzione

Anche la Francia ha le sue difficoltà. Ma ho percepito una direzione. Una visione.

La sensazione che qualcuno abbia deciso che manifattura, ambiente e futuro non siano temi separati. E questa è forse la differenza più grande.

Cosa abbiamo in Italia

Noi italiani abbiamo aziende straordinarie. Imprenditori che resistono ogni giorno. Competenze che il mondo continua ad ammirare. Una cultura manifatturiera che rappresenta uno dei patrimoni più preziosi del Paese.

Quello che spesso ci manca non è il talento. È il coraggio di costruire una visione comune e proteggerla nel tempo.

Il Made in Italy non va salvato, va accompagnato

Torno a casa con ancora più convinzione di prima.

Il Made in Italy non ha bisogno di essere salvato. Ha bisogno di essere accompagnato:

Il valore che abbiamo costruito in decenni di lavoro non può essere lasciato solo.

Cosa significa concretamente per la tua azienda? Il Digital Product Passport è la prima risposta operativa che molte PMI manifatturiere e fashion stanno costruendo: tracciabilità, dati di filiera, trasparenza. Non per moda, perché tra 18 mesi diventerà obbligatorio.